Accademia Accademia della Crusca
Cerca nel sito 
Pagina d'entrata > La lingua in rete > Consulenza linguistica > Domande ricorrenti
  L'Accademia
  Storia
  Attività
  Notiziario
  Pubblicazioni
  Biblioteca virtuale
  Crusca in gioco

Mappa del sito
Domande ricorrenti

[ Consulenza linguistica ]

Appuntamentare, efficientare, scadenzare, bloggare, googlare, postare... ma quanti nuovi verbi in –are!
Egli e lui soggetto
Usi e valori di comunque: dalla frase al testo
Espressioni come fine vita, fine anno, fine mese, fine campionato, fine corso sono di genere maschile o femminile?
Marina Pollicino da Torino, Apollonio Tottoli da Venezia, Luciana Masi dalla provincia di Taranto, Elena Viola da Milano Fine ci chiedono quale sia il genere da attribursi ai vari composti con fine.

Espressioni come fine vita, fine anno, fine mese, fine campionato, fine corso sono di genere maschile o femminile?

Fino a qualche anno fa, l’incertezza nell’attribuzione del genere a espressioni temporali con primo elemento il nome fine si limitava, quasi esclusivamente, a fine settimana, e già nel 1992 Severina Parodi, rispondendo sulla Crusca per voi (n. 5, p. 12) notava che l’uso tendeva a far prevalere il genere maschile, probabilmente anche «per l’attrazione esercitata dall’inglese week-end» di cui la forma italiana è un calco (come ormai registrano tutti i dizionari). Accanto alla forma adattata fine settimana (attestata dal 1932), week-end è entrato come prestito e visto che, com’è noto, l’inglese non prevede la distinzione di genere per i sostantivi, in italiano, a meno che non si associ il forestierismo a un traducente inequivocabilmente femminile, si tende ad attribuire il maschile come genere non marcato e quindi più vicino alla “neutralità” dell’inglese. In ogni caso, anche a prescindere dallo stretto rapporto che lega l’italiano fine settimana all’inglese week-end, è opportuna qualche considerazione sul nome fine, sulla sua etimologia e sulle diverse possibili accezioni: già il latino finis, da cui la forma italiana ha origine, prevedeva sia il genere maschile per le accezioni di ‘termine’, ‘confine’, ‘limite’,e naturalmente ‘scopo’, sia il genere femminile nel significato di ‘fine’, ‘momento puntuale in cui qualcosa si conclude’. Proprio questa doppia possibilità, già prevista dal latino, e ampiamente rappresentata nell’italiano antico, ha favorito il perdurare dell’incertezza nell’attribuzione del genere in italiano, evidente in modo particolare in formazioni ellittiche del tipo di fine settimana (da fine della settimana): nella forma analitica con la preposizione fine mantiene ben distinto il suo genere femminile, quindi la fine della settimana, la fine dell’anno, la fine del mese, ecc. ma, con l’ellissi della preposizione, formazioni di questo genere assumono uno statuto molto simile a quello delle polirematiche (o unità lessicali superiori), cioè espressioni lessicali complesse che rimandano però a un unico referente. Si possono rintracciare prove dell'avvenuto passaggio da singoli sintagmi liberi (la - fine - della - settimana) a un composto coeso e bloccato (fine settimana) sia sul piano morfosintattico, per cui non è possibile inserire nessun elemento tra fine e settimana (ad esempio, è corretta l'espressione un piacevole fine settimana, ma non *un fine piacevole settimana), sia sul piano semantico: nell'unità lessicale superiore il significato è espresso dall’insieme degli elementi che la compongono. Nel caso specifico di fine settimana il referente è un’entità di valore temporale, che si riferisce non più solo al momento terminale di qualcosa, ma a un tempo, di una certa durata, che conclude un periodo precedentemente o convenzionalmente fissato. Oltre alla pressione esercitata dall’inglese, sull’affermazione del genere maschile in italiano possiamo ipotizzare che abbia agito anche il fattore semantico: con fine settimana non ci si riferisce alla fine puntuale, ma a un arco temporale, un periodo breve, ma non momentaneo: tutti referenti indicati in italiano con nomi maschili (periodo, arco di tempo, intervallo di tempo, insieme di ore, di giorni, ecc.).

Fine settimana , ormai ben radicato nell’italiano corrente, ha probabilmente funzionato da modello per la formazione di una nutrita serie di composti con primo formante la parola fine: fine anno, fine mese, fine corso, fine corsa (anche nella forma univerbata finecorsa) fine campionato, fine vita, fine partita, tutte espressioni temporali che servono a indicare l'insieme dei momenti, delle ore, dei giorni che concludono qualcosa. Del resto l'italiano è ricco di questo genere di espressioni introdotte anche da altri formanti, sostantivi o avverbi con significato temporale che stanno assumendo sempre più la funzione di “prefissoidi”: inizio anno, inizio mese, inizio corso, ma anche dopo partita, dopo pranzo, dopo cena.

Nella grande varietà di questi composti, è opportuno notare i diversi gradi con cui ciascuno si sta stabilizzando nell'italiano contemporaneo: se fine settimana, così come inizio settimana, ma anche dopo partita, dopo pranzo, dopo cena sembrano aver acquisito ormai, in moltissimi contesti, lo statuto di nomi per cui ricorrono normalmente, sulla scia di fine settimana, preceduti dall'articolo maschile (quindi un inizio settimana, il dopo partita, ecc.), altri, di più recente formazione e di minor frequenza d'uso, mantengono ancora funzioni principalmente avverbiali e ricorrono perlopiù preceduti da preposizione: a fine mese, a fine campionato, di inizio corso, ecc. Il dubbio nell'attribuzione del genere sorge di solito nella fase in cui queste espressioni aumentano la loro frequenza d'uso: ad esempio, fine vita è iniziato a comparire con molta frequenza all'inizio del 2009 quando la triste vicenda di Eluana Englaro ha riempito i giornali e i mezzi di informazione; la prima comparsa dell'espressione il fine vita (con l'articolo maschile) sul "Corriere della sera" è dell'8 febbraio 2009 e proprio tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 si possono ancora trovare, sempre nell'archivio del "Corriere", alcune oscillazioni nella scelta del genere, per cui in tre casi fine vita è preceduto dall'articolo femminile (la fine vita). Dopo questo periodo, almeno sui giornali, sembra definitivamente affermarsi la forma maschile. Se allarghiamo la ricerca agli anni precedenti, fin dal 1999 con la legge 39 che regolamentava la realizzazione nelle Regioni e nelle Province autonome di strutture per l'accoglienza e l'assistenza di malati terminali, il composto fine vita, quando compare, è prima preceduto soltanto da preposizioni che poi, progressivamente, diventano articolate (su fine vita, di fine vita e poi sul fine vita, del fine vita).

Sulla base delle possibilità previste già dall’etimologia di fine (maschile e femminile) e sulla scia dell’espressione fine settimana, ormai quasi esclusivamente usata al maschile, non stupisce che anche le numerose nuove formazioni analoghe con primo elemento la parola fine siano entrate e si siano stabilizzate in italiano al genere maschile.

A cura di Raffaella Setti
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

27 maggio 2011



Indietro
Cerca l'argomento per parola chiave:

Cerca l'argomento nel testo:

Poni un quesito
Domande ricorrenti
Risposte ai quesiti
Bibliografia della consulenza linguistica
Forum di discussione




 
Copyright 2002 - Accademia della Crusca - Tutti i diritti riservati - Powered by Dada