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Domande ricorrenti

[ Consulenza linguistica ]

Appuntamentare, efficientare, scadenzare, bloggare, googlare, postare... ma quanti nuovi verbi in –are!
Egli e lui soggetto
Usi e valori di comunque: dalla frase al testo
Espressioni come fine vita, fine anno, fine mese, fine campionato, fine corso sono di genere maschile o femminile?
La signora Luisella Calabi chiede chiarimenti sulla regola grammaticale, appresa a scuola, secondo cui “comunque NON può essere usato solo ma RICHIEDE OBBLIGATORIAMENTE di essere seguito da un verbo al congiuntivo (comunque sia, comunque vada, comunque stia.....)” e aggiunge “Oggi sembra che nessuno conosca questa regola!”

Usi e valori di comunque: dalla frase al testo

Comunque è parola funzionale dell’italiano che – come molte altre, tutte di alta frequenza (e, ma, allora, infatti, perché, benché, sebbene, peraltro, tuttavia) – possiede una gamma di usi e funzioni non tutti immediatamente riconducibili alle classificazioni della grammatica tradizionale.
La regola evocata dalla lettrice descrive, in effetti, solo uno dei possibili valori di comunque, quello in cui comunque opera come congiunzione subordinante con il significato di “in qualunque modo” e introduce una frase concessivo-modale con il verbo al congiuntivo (o all’indicativo futuro, secondo l’indicazione di Sabatini-Coletti): comunque tu la pensi, io resto della mia opinione (GRADIT); comunque stiano le cose, è arrivato il momento di una spiegazione (ZINGARELLI 2007); comunque tu presenti la questione, non lo persuaderai (Devoto-Oli 2008); avremo tempi difficili, comunque vadano (o andranno) le elezioni (Sabatini-Coletti 2008).
Quest’uso, ben vivo ancora oggi, è presente nell’italiano già a partire dalle origini, anche nella forma ridotta e cristallizzata del modulo comunque sia con ellissi del soggetto: comunque sia [il fatto / la cosa], non c’è da preoccuparsi (GRADIT).
Un altro uso tradizionalmente attestato di comunque è quello avverbiale (tenendo presente, però, che la categoria dell’avverbio è sfuggente ed eterogenea, poiché tende a fare da contenitore per tutte le parole che non rientrano nelle altre categorie grammaticali). Classicamente, in questa funzione, comunque modifica e integra il significato del verbo col significato di “in ogni caso, in ogni modo”: domani verrò comunque (GRADIT); è inutile che tu protesti: devi farlo comunque (ZINGARELLI 2007); vestiti comunque, l’importante è che tu vada alla riunione (Sabatini-Coletti 2008).
Se si resta nell’ambito delle descrizioni grammaticali tradizionalmente intese, tuttavia, lo statuto sintattico di comunque risulta a tutt’oggi controverso. Infatti, sfogliando dizionari, grammatiche, manuali di scrittura, anche di recente pubblicazione e di ampia diffusione – come ha fatto Domenico Proietti in ‘Comunque’ dalla frase al testo – si riscontrano in proposito non poche incongruenze e incertezze nelle definizioni e descrizioni. In particolare, gli usi di comunque, fra cui quelli esplicitamente indicati come “ellittici” o “assoluti”, vengono inquadrati nelle categorie grammaticali di “congiunzione” e di “avverbio”, ma in modo non uniforme e, talvolta, perfino incoerente. Un esempio per tutti, tratto dal Devoto-Oli 2008, in cui le occorrenze di comunque sono diversamente qualificate, ma le definizioni e gli esempi addotti per ciascuna categoria sono in realtà intercambiabili: 1) comunque = avverbio, con il significato di “in ogni modo, in ogni caso”: non sono d’accordo, comunque decidi tu; 2) comunque = congiunzione, affine a “tuttavia” (con significato avversativo): ho un po’ di febbre, comunque mi sento in forze.
In altre parole, siamo di fronte a soluzioni non sempre convergenti né univoche al problema di individuare la categoria grammaticale più adeguata a ciascuna delle sfumature semantiche e pragmatiche che comunque può assumere in contesti diversi.

Da questa impasse definitoria e classificatoria, che mette in crisi le spiegazioni e le prescrizioni della grammatica normativa, si esce adottando una prospettiva che allarga lo sguardo dalla frase (dimensione della lingua comunemente detta “grammaticale”) al testo.
In particolare, gli usi “assoluti”, in cui comunque non regge o non determina un verbo, sono usi testuali e quindi si spiegano solo introducendo la dimensione testuale nella descrizione linguistica (questa è, in effetti, la soluzione adottata dagli autori del Sabatini-Coletti che, a partire dal 1997, distinguono fra usi frasali e usi testuali delle congiunzioni e introducono sistematicamente la categoria delle “congiunzioni testuali” nella descrizione lessicografica; ma si vedano anche grammatiche come quella di Ferrari e Zampese, in cui trova posto una sezione dedicata ai “connettivi” o di Andorno, in cui gli “avverbi connettivi” hanno un trattamento a sé stante).
Negli usi assoluti comunque non collega sintagmi o frasi, ma porzioni di testo, blocchi più o meno ampi di discorso che trascendono la dimensione frasale. In quest’ottica comunque rientra, perciò, nell’ampia categoria dei “connettivi testuali”, oggetto di studio privilegiato della linguistica testuale proprio per il ruolo che essi svolgono come elementi portanti dell’architettura del testo. I connettivi testuali (chiamati anche “connettivi pragmatici” o “elementi di articolazione” o “congiunzioni testuali” o “avverbi connettivi”) sono parole ed espressioni, appartenenti a diverse categorie grammaticali, che funzionano come coesivi. Si tratta di forme di giunzione tra porzioni di testo di varia forma ed estensione, che esplicitando le relazioni logico-semantiche e l’articolazione dei vari blocchi informativi all’interno del testo. I connettivi, quindi, contribuiscono alla strutturazione e demarcazione interna del testo e rivelano le intenzioni del parlante nell’organizzare il suo discorso (sia esso orale o scritto) e nel costruirne la coerenza semantica.
Ciò che caratterizza attualmente l’uso di comunque – come di molti altri connettivi – è che in determinati contesti, linguistici ed extralinguistici, il suo significato primario (concessivo o modale) si “indebolisce”, per assumere sfumature o valori particolari (limitativo, avversativo, conclusivo, di aggiunta, di correzione).
Inoltre, come la maggior parte dei connettivi, comunque si contraddistingue, in questa funzione, per la sua libertà posizionale – può essere anteposto, interposto o posposto alla frase che connette – ed è generalmente isolato da pause intonative o grafiche. Si trova poi spesso in combinazione con altre congiunzioni coordinanti o subordinanti (e, o, ma, perché, se, ecc.).

Per testimoniare la varietà degli usi e valori del comunque testuale nell’italiano contemporaneo, riportiamo di seguito alcuni esempi concreti, tratti da fonti diverse e riconducibili a diversi generi e tipi di testo.

1) Il valore concessivo-generalizzante di “in ogni caso”, “a ogni modo”- significato fondamentale e più generale di comunque - si mantiene in alcuni usi testuali in maniera più evidente che in altri:

La barcollante Moratti, che forse per gusto ed educazione avrebbe fatto volentieri a meno dell'aiuto, non era nelle condizioni di rifiutarlo, perché comunque il premier si gioca a Milano una fetta decisiva delle sue possibilità di terminare il Ventennio, e magari anche battere il record. (“L’Espresso”, Massimo Cacciari, Cosa può nascere a Milano, 13.5.2011)

Questi esperti non ne sapevano niente e comunque non volevano saperne niente. (“Internazionale”, Heike Faller, Silenzio stampa, trad. it. di Floriana Pagano, n. 896, 6.5.2011)

2) Con valore limitativo-avversativo, assume un significato affine a quello di tuttavia, peraltro, nondimeno e segnala una correzione, in senso limitativo, rispetto a quanto detto in precedenza. L’informazione che comunque introduce non entra in contraddizione con le asserzioni precedenti, ma indica una circostanza che limita la loro validità e modifica le conclusioni che alla fine se ne possono inferire:

Non è stato contato il punteggio, anche perché i giornalisti sono stati scortati nella sala in cui si svolgeva la partita quando questa era già iniziata. I due leader, comunque, entrambi mancini, hanno avuto qualche problema a coordinare il gioco […]. (“Corriere della sera”, Obama-Cameron, diplomazia e ping pong, 25.5.2011)

Il dato sulla dispersione piemontese è in linea con il resto del Paese (31,7%), ma è comunque elevato per una regione che è appena stata indicata come la più virtuosa dallo stesso Rapporto sulla qualità dell’istruzione stilato da Tuttoscuola. […] Comunque, secondo il numero uno dell’Usr, il dato degli insuccessi scolastici è destinato a diminuire ulteriormente […] (“La Repubblica”, Stefano Parola, Scuola, dispersioni in calo / ma 1 studente su 3 si arrende, 24.5.2011)

Da un lato infatti quanto più piccoli sono gli organismi, tanto meno risentono della gravità, dall'altro, i batteri, che sono procarioti, non possiedono organelli - come per esempio il nucleo - che invece tendono a compattarsi e a sedimentare. Resta comunque da capire perché alcuni batteri siano decisamente più resistenti di altri alla gravità. (“Le Scienze”, Batteri resistenti all’iper-gravità, 27.4.2011)

3) Con «valore di aggiunta più che di correzione – come segnala Sabatini-Coletti – specialmente se preceduto da e» – fa semplicemente progredire il testo, indicando che ciò che segue si aggiunge enunciativamente al resto. In questi casi, come fa notare Bazzanella (1995), il comunque si desemantizza e assume funzione di continuativo generico:

l’agente Cooper non avrebbe mai mangiato una crostata di fragole, e comunque dobbiamo ricordare a tutti coloro che vogliono saperne di più dell’agente Cooper che prossimamente uscirà questa autobiografia (es. reale; trasmissione radiofonica) (esempio riportato in Bazzanella 1995, p. 247)

4) Con valore di ripresa avversativa all’interno di una frase complessa di tipo concessivo, l’uso di comunque è frequente negli usi scritti di media e bassa fomalità e nel parlato:

Posso fare comunque la madrina di battesimo anche se non ho la cresima ma solo la comunione? (da Yahoo!Answers)

[…] è vero alcune persone non si conoscono ma comunque hanno degli interessi comuni che in qualche modo li legano. (da una discussione telematica su facebook, nel gruppo “Amici del Giornale-Genova”)

[…] e così ho fatto ancora tre mesi con la prima elementare per rafforzare un attimino l’italiano perché non, benché mia madre parlasse italiano con me però comunque non era l’italiano […] (esempio di parlato reale riportato in Pandolfi 2009, p. 1113)

In questi casi, il valore avversativo di comunque è simile a quello di “tuttavia”, “ugualmente”, “lo stesso”, e la sua funzione è quella di riprendere e rinforzare il contrasto insito nella relazione concessiva.

5) Come segnale discorsivo vero e proprio, è usato tipicamente nel parlato, ma anche nella comunicazione scritta informale, e può svolgere diverse funzioni interattive e metatestuali (vedi, tra gli altri, Bazzanella 1995): può servire, per esempio, a prendere la parola, richiamare l’attenzione, introdurre un cambiamento di argomento, interrompere una discussione precedente. Un solo esempio, tra i molti possibili:

Comunque scusate ragazzi....ma perchè continuate a scrivere quì se c'è già una discussione aperta. (da una discussione telematica nel forum di amicitreni.net)

Sempre come segnale discorsivo, può essere usato anche in funzione di riempitivo nel parlato spontaneo, non sorvegliato, in cui la programmazione del discorso procede linearmente e la progettazione è pressoché assente: il comunque viene usato, cioè, per tamponare i buchi di pianificazione del discorso e indica spesso un’incertezza del parlante. Nell’esempio seguente, tratto da Pandolfi (2009), è evidente anche la funzione attenuativa dell’uso di comunque che si cumula, per di più, con altri elementi di uguale valore (un pochettino, diciamo):

Diciamo che siamo portati un pochettino a parlare un pochettino come il lombardo, diciamo che facciamo comunque nella nostra idea facciamo comunque parte della parte lombarda ecco anche se comunque siamo in Svizzera diciamo comunque che siamo qua, non siamo molto lontano. (esempio di parlato reale riportato in Pandolfi 2009, p. 1114)

Nonostante le prescrizioni e le proscrizioni di ascendenza puristica, il comunque testuale si afferma nell’italiano già a partire da metà Ottocento per estendersi nel corso del Novecento ai diversi livelli della lingua. Per una ricostruzione attenta e dettagliata della genesi e dell’evoluzione degli usi di comunque rinviamo allo studio già citato di Proietti. Come lo stesso Proietti dimostra, l’evoluzione di comunque verso lo statuto di connettivo testuale si inserisce nel «processo di svecchiamento e snellimento delle strutture tradizionali dell’italiano».
È vero che, completamente desemantizzato e reiterato in maniera incontrollata nei turni di uno stesso parlante, il comunque-riempitivo può trasformarsi in un intercalare fastidioso, una sorta di tic linguistico che perde in perspicuità ed efficacia espressiva, come del resto avviene con altri segnali discorsivi (cioè, diciamo, praticamente). Ma, nelle realizzazioni piene e varie di connettivo testuale, comunque ha assunto potenzialità funzionali ed espressive che ne fanno un elemento di connessione duttile ed efficace.
Tanto gli argomenti della storia della lingua, come quelli della linguistica testuale portano dunque a concordare ancora una volta con Proietti, secondo cui censurare gli usi del comunque testuale «farebbe regredire di colpo il nostro uso quotidiano di ben due secoli».

Per approfondimenti:

  • Andorno C., La grammatica italiana, Milano, Bruno Mondadori, 2003.
  • Bazzanella C., I segnali discorsivi, in A. Renzi, G. Salvi, A. Cardinaletti (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione, vol. III, Bologna, Il Mulino, 1995, pp. 225-257.
  • Ferrari A., Zampese L., Dalla frase al testo. Una grammatica per l’italiano, Bologna, Zanichelli, 2000.
  • Pandolfi E. M., L’espressione della concessività nel LIPSI, corpus di italiano parlato nella svizzera italiana, in A. Ferrari (a cura di), Sintassi storica e sincronica dell’italiano. Subordinazione, coordinazione, giustapposizione, Atti del X Congresso SILFI, vol. II, Firenze, Cesati, 2009, pp.1105-1120.
  • Proietti D., ‘Comunque’dalla frase al testo, Studi di grammatica italiana, XIX, 2000, pp. 175-231.

A cura di Maria Cristina Torchia
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

6 giugno 2011



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