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Domande ricorrenti

[ Consulenza linguistica ]

Appuntamentare, efficientare, scadenzare, bloggare, googlare, postare... ma quanti nuovi verbi in –are!
Egli e lui soggetto
Usi e valori di comunque: dalla frase al testo
Espressioni come fine vita, fine anno, fine mese, fine campionato, fine corso sono di genere maschile o femminile?
Tommaso M. da Catania chiede la nostra opinione a proposito di espressioni come capitali scudati o soldi scudati che gli capita di leggere “con raccapriccio” sui quotidiani.

Tu scudi, egli scuda, voi scudate, essi scudano… e io pago!!!
                                           (da http://articolo-3.blogspot.com/ 2.12.2009)

Scudato in funzione di aggettivo con il valore di ‘provvisto di scudo’ è voce antica: la troviamo attestata nel TLIO in testi toscani dalla fine del XIII secolo, e di poco successive sono le sue attestazioni come sostantivo indicante un antico guerriero armato di scudo; il verbo scudare ‘dare riparo’ appare più tardo (metà XIV secolo). La lessicografia accoglie entrambe le forme a partire dal Vocabolario degli Accademici della Crusca (scudare fin dalla prima edizione, grazie un uso di Boccaccio nell’Ameto, scudato dalla quarta), sino alle soglie del Novecento, quando comincia a perdersi la forma verbale (nel Novo dizionario universale della lingua italiana di Policarpo Petrocchi, edito nel 1892, si trova nella parte “fuori dall’uso” ed è già scomparso nell’edizione 1916 del Vocabolario della lingua italiana di Giulio Cappuccini). Scudato invece resiste, per quanto glossato come “non popolare” (nell’edizione del citato vocabolario di Cappuccini curata e accresciuta nel 1945 da Bruno Migliorini) o “letterario” nel valore originale o traslato (secondo il GDLI è così usato da Monti, D’Annunzio e Fenoglio); inoltre acquisisce l’accezione tecnica ‘munito di protezione metallica’ riferito a mitragliatrici, prue di imbarcazioni e anche motoveicoli. Con questo valore risulta ancora oggi discretamente diffuso in associazione a moto o auto; è molto frequente con il valore primario, che potrebbe apparire anacronistico, oltre che in scritti di archeologia per indicare le rappresentazioni figurative di guerrieri, anche negli scambi on line in riferimento a personaggi dei giochi di ruolo, nonché a particolari formazioni sportive che presentano uno scudo nel loro emblema.

L’evoluzione semantica, che ha portato il letterario scudato e l’ormai scomparso (almeno dalla lessicografia) scudare in ambito finanziario (e giudiziario), ha origine tra gli ultimi anni del Novecento e il secolo attuale. Mentre dagli stati Uniti con l’amministrazione Bush si proponeva alla NATO, e quindi all’Europa, il cosiddetto scudo stellare o spaziale, concepito nel decennio precedente dalla presidenza Reagan, in Italia, molto più modestamente, nel 2001 si dava vita allo scudo fiscale, la cui attivazione doveva garantire allo stato un flusso considerevole di entrate e il cui esito fu tale che venne riproposto nel 2003 e ancora nel 2009; e ne è stata prospettata una quarta edizione anche nel 2011.
Il sintagma scudo spaziale che indica in Italia l’operazione statunitense viene accolto dai vocabolari a partire dagli anni ’90 (Devoto-Oli 1992, ZINGARELLI 1994), mentre l’acquisizione di scudo fiscale avviene con un po’ di ritardo rispetto al suo ingresso nel linguaggio giornalistico-finanziario: lo troviamo in GRADIT 2007, Devoto-Oli 2008, ZINGARELLI 2011, ovvero tra la seconda e la terza edizione del provvedimento che è così denominato. Ancor più tardi compaiono l’aggettivo scudato in riferimento ai capitali ‘regolarizzati mediante lo scudo fiscale’ e il verbo transitivo scudare ‘regolarizzare un capitale avvalendosi dello scudo fiscale’ come proprio del linguaggio economico (Devoto-Oli 2010); ci vorrà ancora un anno perché lo stesso dizionario registri anche l’uso assoluto del verbo con l’esempio i grandi ricchi hanno scudato. Diversamente lo ZINGARELLI 2011, in cui il verbo scudare datato 2004, compare per la prima volta, lo registra solo come intransitivo con ausiliare avere (equivalente quindi all’uso assoluto del Devoto-Oli) glossandolo come gergale con il valore ‘approfittare di una sanatoria di legge per regolarizzare il proprio rapporto col fisco’; questo dizionario non aggiunge il valore economico al lemma scudato aggettivo.

Come già detto, in ambito giornalistico-finanziario sia scudo fiscale, sia le forme derivate, hanno avuto presto larga diffusione; a dire il vero, il sintagma era già in uso anche precedentemente alla sua “appropriazione” da parte del governo e alla sua attuale connessione con il rientro di capitali dall’estero: la prima volta dello scudo fiscale in “Repubblica” risale al 6 giugno 1986 in un articolo di Nino Sunseri (il quale peraltro già nel 1985 aveva usato scudo tributario): «L' Acqua Marcia subito dopo incorporerà la Igim con tutto il suo patrimonio immobiliare [...], i suoi debiti [...] e uno “scudo” fiscale di 100 miliardi» (Bastogi e Acqua Marcia nozze da mille miliardi). Con l’avvento del provvedimento sul rimpatrio dei capitali avviene la definitiva restrizione al significato che ben conosciamo; la prima attestazione su “Repubblica” in questo senso risale al 19 agosto 2001: «Terza misura, che il governo considera urgente [...] è quella del condono valutario. Sarà uno “scudo fiscale” a proteggere il rimpatrio dei capitali emigrati non ufficialmente all’estero» (R. Petrini,Manovra, decretone a fine agosto).
Pochi mesi più tardi fa la sua comparsa scudato: il 24 marzo 2002 appare su “Repubblica” come aggettivo in associazione a conti (correnti), accompagnato da una glossa di spiegazione (“È un percorso lento, non siamo al boom dei conti scudati (cioè coperti), tuttavia qualcosa, fra mille cautele, si sta muovendo”, L. Montanari, Rientro dei capitali in Toscana 90 milioni). La voce non mostra subito la stessa vitalità del sintagma da cui deriva: per avere una seconda occorrenza bisogna attendere la reiterazione del provvedimento; eccola, ancora in accordo con conto e virgolettata, su “Repubblica” del 10 marzo 2004: «anche per lo scudo fiscale i nodi stanno venendo al pettine. [...] Il governo risponde che la magistratura, se vuole, ha accesso ai conti “scudati”» (r.p., Era ovvio che l’anonimato avrebbe aiutato i criminali). Nello stesso 2004 compare per la prima volta anche sul “Corriere”, ma in questo caso è il participio passato in una forma passiva emersa nelle “confessioni di un dirigente del gruppo Eni” e debitamente glossata dal redattore: «Ho messo i soldi in Svizzera su un conto [...] chiuso dopo che le somme sono state scudate (fatte rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale, ndr)» (B. Marsiglia, «Per soldi svelavo i segreti degli appalti», 7.8.2004). Ha valore verbale anche nella successiva comparsa, a più di un anno di distanza, sul “Corriere”: «E nulla si è mai saputo sulla provenienza dei famosi 3,7 miliardi. “Scudati”, secondo Calisto Tanzi e Fausto Tonna» (Gli assegni protestati di Manieri, 26 ottobre 2005). Nel 2006 esordisce l’uso attivo del verbo in forme composte: «Giovanni Consorte ha “scudato” anche i soldi dell' amico immobiliarista Vittorio Casale» (L. Ferrarella, Consorte portò all' estero anche soldi di Casale, 26 gennaio); l’uso sarebbe dello stesso Consorte, come è chiarito il 17 marzo quando vengono pubblicati i verbali dell’interrogatorio del dirigente (a meno che non sia attribuibile al funzionario verbalizzatore): «Ho scudato anche i soldi di Casale come fossero miei» («Questi sono i conti cifrati: i soldi sono per Giovanni»). Il successivo 16 giugno, in riferimento alla stessa vicenda, compare su “Repubblica” l’infinito del verbo in una citazione dal decreto di sequestro depositato dal giudice Clementina Forleo in cui è descritto il meccanismo per «“scudare” con artifici e raggiri 11 milioni di euro» (L. Fazzo e F. Sansa, Sequestrato il tesoro di Consorte); ancora una volta l’uso sembra attribuibile ad ambiente giudiziario-investigativo.

A partire dal 2009, anno del terzo provvedimento governativo, le occorrenze sui due quotidiani aumentano vistosamente e compaiono differenziazioni morfologiche: troviamo l’uso intransitivo del verbo («I nostri connazionali (ex) evasori hanno scudato fino adesso per oltre 2 miliardi…» in M.Gerevini, Delta, via alla moratoria sui crediti, “Corriere”, 5.12.2009), forme flesse semplici («Non proponiamo nessun tipo di prodotto ad hoc ai clienti che “scudano” ...» in P. Jadeluca, Gestione attiva e wealth manager, “Repubblica”, 8.2.2010) e, in un articolo di Mario Gerevini in cui il verbo, benché virgolettato, approda al titolo (Da Ubs a Generali e Grande Stevens: così la top ten di chi ha «scudato», “Corriere”, 13.7.2010), perfino il sostantivo scudata («La Ser-Fid Fiduciaria […] è sconosciuta anche a molti operatori del settore, eppure ha messo in fila “scudate” per 900 milioni»).
Nel 2010 si comincia a notare un ampliamento nell’impiego dell’aggettivo-participio che, associato in un primo tempo a conto, dichiarazione, capitale, somma, soldi, denaro, nonché miliardi, può adesso riferirsi anche a persone («...banche che stanno accogliendo i clienti “scudati” [...]. Nessun investitore “scudato” si fa mancare importanti asset assicurativi» in A.Bonafede, Tanta liquidità e pochi soldi per le imprese, “Repubblica”, 8.2.2010) fino a divenire nel 2011, quando l’ipotesi di una nuova edizione del provvedimento ha provocato un nuovo picco nella frequenza d’uso, un sostantivo con il valore di ‘colui che ha approfittato dello scudo fiscale’ («Basterebbe prendere in mano la lista degli “scudati” e là ne troverebbero di tasse evase» in A. Custodero, E parte lo spot tv contro i 'parassiti' del 9 agosto o «l'anonimato degli scudati considerato un ostacolo per tassare di nuovo quanto condonato due anni fa» in A. D'Argenio, Il governo studia uno scudo bis del 18 agosto, entrambi su “Repubblica”).
Già nel 2010 inoltre l’uso di scudato dalla finanza si è trasferito alla politica, in riferimento all’immunità di alcuni dei suoi più alti esponenti; ne troviamo esempi su “Repubblica” in articoli di Liana Milella («quando il pubblico ministero finisce le indagini e manda gli atti in Parlamento per sapere il destino della sua inchiesta, se sarà “scudata” oppure potrà proseguire» in Immunità, la nuova strategia del centrodestra dell’8 gennaio; «Anche l’Udc, con Michele Vietti, storce il naso, “perplessa” che vengano “scudati” pure i ministri» in Arriva il lodo Alfano costituzionale del 29 aprile; «Slittamento propizio che consentirebbe al premier, se si votasse in primavera, di fare una campagna da “scudato”» in Bossi: aspettiamo le parole di Fini, con S. Buzzanca, del 2 settembre) e anche nel “Corriere” («A quanto pare le modifiche al testo [del lodo Alfano] chieste dal presidente della Repubblica [...] renderebbero di fatto già “scudata” la più alta carica dello Stato» in F. Verderami, Politica e giustizia: lo scontro, il retroscena del 27 ottobre).

Per tornare alla richiesta del nostro lettore le forme scudato (e scudare), oltre a essere ormai accolte nelle edizioni più recenti dei dizionari nell’accezione specifica acquisita nel nostro secolo, erano già presenti nell’italiano antico con il valore di ‘protetto/difeso (e proteggere/difendere) mediante scudo’. Peraltro, come si può notare dagli ultimi esempi citati, proprio a questo valore originario, nella progressione dei termini attraverso ambienti giornalistico-finanziari e giudiziario-investigativi, fino alle aule parlamentari, si è, in qualche misura, tornati; soltanto, ci pare che, durante questo percorso, che ha toccato i grandi meccanismi economici e non solo del mondo contemporaneo, la connotazione positiva che accompagnava l’immagine di guerrieri armati di lance o spade e protetti da un semplice scudo, risulti offuscata dall’idea che lo scudo (fiscale o legislativo) attuale protegga personaggi un po’ meno eroici di quelli dell’antichità.
A parte queste considerazioni è da notare che, nonostante la legittimazione della lessicografia contemporanea, anche all’interno di specifici ambiti d’uso, questi termini conservano, fino negli esempi più recenti, la virgolettatura a indicare il loro non pieno radicamento. Forse sarebbe necessario l’avvento di un nuovo scudo fiscale per la definitiva stabilizzazione: senza rammarico preferiamo continuare a far la fatica di mettere le virgolette.

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

7 ottobre 2011



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