Accademia Accademia della Crusca
Cerca nel sito 
Pagina d'entrata > La lingua in rete > Consulenza linguistica > Domande ricorrenti
  L'Accademia
  Storia
  Attività
  Notiziario
  Pubblicazioni
  Biblioteca virtuale
  Crusca in gioco

Mappa del sito
Domande ricorrenti

[ Consulenza linguistica ]

Appuntamentare, efficientare, scadenzare, bloggare, googlare, postare... ma quanti nuovi verbi in –are!
Egli e lui soggetto
Usi e valori di comunque: dalla frase al testo
Espressioni come fine vita, fine anno, fine mese, fine campionato, fine corso sono di genere maschile o femminile?
Il Ten. Col. Leonardo Pilastri domanda se sia possibile introdurre nella lingua italiana il termine ouvrage per indicare gli elementi costitutivi della Linea Maginot.

Les ouvrages Maginot...

La Linea Maginot è un sistema di fortificazioni ideato tra le due guerre mondiali per la protezione del confine orientale francese; fu concepita nel 1925, iniziata nel 1930 e ultimata, per la parte realizzata, nel 1935. Dalla frontiera franco-svizzera alle Ardenne si snodava come una linea continua di difesa, costituita da blocchi fortificati di calcestruzzo armato o fortificazioni in caverna, ripartiti in complessi, e collegati fra loro e con i rispettivi ricoveri e servizi mediante gallerie. Nel tratto compreso tra Sedan e la frontiera franco-belga il complesso di fortificazione non era invece continuo e i singoli elementi costitutivi non solo erano separati, ma per giunta erano meno complessi e di più modesta consistenza. Tutta la linea, per un’estensione di 400 chilometri, era protetta da una serie di robusti ostacoli passivi (fossi anticarro, reticolati ecc.). La Linea Maginot è divenuta famosa soprattutto per la sua inutilità, visto che fu aggirata dall’esercito tedesco all’interno dell’operazione Fall Gelb [‘piano giallo’], che per altro era una rielaborazione della vecchia manovra tentata durante la Prima Guerra Mondiale con il cosiddetto Piano Schlieffen: e questo ha avuto ripercussioni anche linguistiche, perché Linea Maginot è stato ed è usato metaforicamente per indicare una difesa costruita con grande impiego di energie, ma completamente inefficace.
La Linea Maginot quindi, sia nei componenti che nel sistema di fortificazione risultante, rappresenta senz’altro un hapax di architettura militare, un caso isolato che trova solo alcune similarità in complessi difensivi analoghi predisposti nel periodo tra le due guerre mondiali (come ad esempio la Linea Sigfrido, che, in modo speculare, difendeva la frontiera tedesca dall’altra parte del confine e che servì solo in parte a trattenere gli alleati nel 1945; o il complesso difensivo dei Sudeti, sempre di progettazione francese). Darne almeno una descrizione essenziale (per altro evitando volutamente l’uso di un termine tecnico per indicare i vari elementi costitutivi, oggetto della domanda) era necessario per affrontare la questione linguistica. È proprio l’eccezionalità dell’oggetto, infatti, che costituisce uno stimolo all’uso della parola straniera, del forestierismo non adattato ouvrage che il Ten. Col. Pilastri suggerisce e che attualmente non è registrato nei dizionari italiani. L’elemento costitutivo della Linea Maginot, in francese denominato ouvrage, è infatti così originale che sembra non ci siano soluzioni nel vocabolario italiano per indicarlo con un termine altrettanto preciso.


Per quanto datato, quello di ouvrage è sostanzialmente un caso di neologismo legato a un oggetto, o concetto, originato da un’altra cultura e quindi in un’altra lingua: il passaggio del contenuto determina inevitabilmente una spinta di deriva a traghettare la parola che lo rappresenta. Da questo punto di vista l’eventuale introduzione di ouvrage nella lingua italiana seguirebbe un percorso analogo, ad esempio, a quello dell’ormai diffuso e radicato mouse: quando la parola inglese arrivò con l’oggetto fu subito accolta, perché qualsiasi altra parola non pareva poter indicare quello strumento con la stessa precisione. Tanto meno sembrava opportuno usare topo, che avrebbe creato un’ambiguità con l’animale, in contrasto con la ricerca della specifica univocità propria dei termini tecnici: non ebbe rilevanza il fatto che anche in inglese mouse era uno dei tanti termini metaforici e che, anzi, proprio la somiglianza con l’animale aveva orientato la scelta. Al momento dell’ingresso sarebbe stato possibile usare topo, estendendo la metafora all’italiano e mantenendo anche la sfumatura affettiva che mouse ha nell’inglese: ma oggi, con l’anglismo integrale invalso nell’uso, la scelta lessicale diventerebbe quasi ridicola. Questo per dire che la tentazione di introdurre un forestierismo, ritenuto più preciso e per così dire intrinsecamente legato al concetto o all’oggetto di partenza, a volte può essere forte, soprattutto per un termine tecnico, anche quando non sia realmente l’unica scelta possibile.


La parola ouvrage per indicare l’elemento costitutivo della Linea Maginot è nello stesso francese una “forzatura”: anche nella lingua di partenza non esisteva ovviamente un termine per indicare questa originale costruzione e si è pertanto percorsa la via della specializzazione di una parola più generica, ouvrage, che in accezione militare indica propriamente un elemento (o un complesso di elementi) all’interno di un sistema di fortificazione, costruito con tutti i tipi di materiali (tanto che spesso si specifica ouvrage en bois, en terre, en pierre), in tutte le epoche, dall’antichità fino alla Prima Guerra Mondiale (cfr. TLF - Le Trésor de la Langue Française Informatisé).
Per l’italiano il quadro semantico di opera, nella sua accezione militare, è del tutto analogo, come si vede dalla definizione tratta dal GDLI: “ogni sorta di costruzione stabile edificata per difendere un luogo dalle azioni offensive di un esercito nemico; fortificazione (per lo più in relazione con un agg. o con un compl. che ne specifica la collocazione, la struttura, la funzione; anche nelle espressioni Opera fortificata, di guerra, militare)” (cfr. GDLI, s.v. opera1, n. 20, con esempi a partire dal Cinquecento, con Giacomo Castriotto, fino al Novecento, con Cecchi). Nel Dizionario militare di Riccardo Busetto (Bologna, Zanichelli, 2004) alla voce opera si legge: “Qualsiasi apprestamento difensivo permanente costituito da un numero variabile di postazioni cooperanti fra loro, che dipendono da un unico comando. Nella nomenclatura dell’Esercito Italiano viene anche indicata con l’abbreviazione op.”; e il termine è affiancato da una ricca serie di polirematiche legate alla fortificazione di età moderna (quindi in un quadro difensivo assimilabile, almeno nella funzione e con i correttivi tattici legati alla diversità delle armi offensive, a quello della Linea Maginot): opera a corno (fr. ouvrage à cornes, cfr. TLF), opera a corona (fr. ouvrage à couronne, cfr. TLF), opera addizionale, opera aderente, opera alta, opera a tenaglia, opera avanzata, opera bassa.
L’estensione del significato di opera allo specifico degli elementi costitutivi della Linea Maginot è quindi possibile anche in italiano, magari usando il metodo consolidato di glossare la prima volta il termine di nuova e più specifica accezione, in modo da delimitarne il significato esatto all’interno della trattazione, così come avviene nella tradizione della nostra lingua tecnico-scientifica, da Leonardo a Galileo. Da questo punto di vista va per altro sottolineato che opera è già attestato con questo esatto significato in strumenti di indubbio valore scientifico e divulgativo, come ad esempio il Grande Dizionario Enciclopedico della UTET, dove alla voce fortificazione, nella sezione dedicata alle linee fortificate tra 1918 e 1945, è costantemente usato a proposito degli elementi costitutivi della Linea Maginot: “Nel primo tratto comprendeva 300 opere principali in caverna e in calcestruzzo armato dello spessore… nonché numerose altre opere medie…”; il termine è usato anche per gli elementi non continui del tratto da Sedan alla frontiera franco-belga: “Il secondo tratto comprendeva invece piccole opere di così modesta consistenza da essere soprannominate camelotes” (cfr. Grande Dizionario Enciclopedico UTET, fondato da Pietro Fedele, 4a edizione, Torino, UTET, vol. VIII, 1987, s.v. fortificazione, p. 640). Il termine è per altro esteso anche agli elementi costitutivi di analoghe fortificazioni permanenti come la Linea Sigfrido, la Linea Stalin, il Vallo alpino e il Vallo Atlantico (cfr. ibid., p. 641).

A cura di Marco Biffi
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

14 ottobre 2011



Indietro
Cerca l'argomento per parola chiave:

Cerca l'argomento nel testo:

Poni un quesito
Domande ricorrenti
Risposte ai quesiti
Bibliografia della consulenza linguistica
Forum di discussione




 
Copyright 2002 - Accademia della Crusca - Tutti i diritti riservati - Powered by Dada