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Storia della Biblioteca
[ Biblioteca ]
Cenni storici

I primi documenti riferibili all’esistenza di un fondo librario dell’Accademia della Crusca risalgono alla seconda metà del Seicento: si tratta di quattro elenchi di opere manoscritte e a stampa conservati nelle “Carte Segni” dell’Archivio storico. Tre di essi sono sicuramente riconducibili alla mano degli accademici Carlo Dati (1619-1676) e Giovan Battista Compagni (1660-1722); del quarto elenco, invece, rimane ignoto l'autore delle prime due carte, mentre risale ad Alessandro Segni (1633-1697), anche lui accademico, il suo completamento.
Allo stato attuale dell’indagine sulle fonti dell’Archivio accademico manca l’attestazione dell’esistenza di una biblioteca di tipo istituzionale in questo periodo. Del resto è molto probabile che un fondo librario esistesse sin dalla fondazione dell’Accademia (nel 1583) e che gli accademici custodissero i testi di riferimento utili alla redazione del Vocabolario nelle proprie abitazioni. Ancora un secolo dopo, nell’editto del 7 luglio 1783 (con il quale il Granduca Pietro Leopoldo unì le tre accademie: della Crusca, degli Apatisti e Fiorentina) non si fa che un generico accenno a “fondi” da accorpare al patrimonio librario della Biblioteca Magliabechiana.

Si dovrà arrivare alle “Costituzioni per il Regolamento interno dell’Accademia della Crusca” del 3 agosto 1813, vale a dire pochi anni dopo la ricostituzione dell’Accademia ad opera di Napoleone Bonaparte, per trovare il primo esplicito riferimento alla Biblioteca: “Degli Uffizi del Bibliotecario. Il Bibliotecario custodirà e terrà in buon ordine la Libreria dell’Accademia, la fornirà in mano in mano de’ libri necessari agli studi degli Accademici, e ne terrà esatto catalogo”.
Nel corso dell’Ottocento cure particolari furono destinate alla Biblioteca dagli accademici che si susseguirono nella funzione di bibliotecario: il primo rapporto sullo stato della Biblioteca fu opera di Francesco Fontani tra il 1817 e il 1818; Antonio Targioni Tozzetti si occupò negli anni Quaranta del riassetto della Biblioteca e dell’Archivio, mentre Antonio Zannoni compilò il primo catalogo dei manoscritti poco dopo la metà del secolo.

L’impianto attuale della Biblioteca risale agli anni Sessanta del XX secolo, quando l’Accademia, privata nel 1923, per decreto del Ministro Gentile, della secolare impresa del Vocabolario, recuperò l’impresa lessicografica e la rifondò con criteri e strumenti moderni. Si cominciò allora a ricostituire la Biblioteca, organizzandola in sezioni e dotandola di un nuovo catalogo, per farla strumento adeguato alla compilazione del nuovo Vocabolario. L’incremento del patrimonio librario seguì queste direttive:

  • completare il già cospicuo fondo di dizionari con l’acquisto di opere antiche e moderne, italiane e straniere, anche dialettali, acquistando inoltre indici lessicali, concordanze e atlanti linguistici;
  • accompagnare l’acquisto dei dizionari con quello dei testi teorici di lessicografia e lessicologia e costituire, mediante riviste e trattati italiani e stranieri, un fondo di linguistica generale indispensabile ad ogni ricerca ed elaborazione scientifica moderna in materia di lingua;
  • acquistare le pubblicazioni di testi letterari e documentari italiani antichi e moderni condotte con cura filologica e linguistica, ma anche quelle contenenenti la terminologia scientifica e tecnica, alla quale l’Accademia aveva esteso la propria attenzione lessicografica e lessicologica.

Un così organico arricchimento, perseguito costantemente per un quarantennio e integrato dalla donazione di cospicui fondi linguistici o letterari (Fondo Bruno Migliorini, Fondo Pietro Pancrazi, Fondo Francesco Pagliai, Fondo Alberto Chiari) ha reso la Biblioteca della Crusca l’unica biblioteca d’Italia specializzata per lo studio della lingua italiana e per la linguistica generale.



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